Freedom Flotilla, the expedition

Madleen Kulab | Official website > Blog > Freedom Flotilla, the expedition

A COALITION FOR GAZA

2025

Le origini

The Freedom Flotilla Coalition (FFC) è un movimento di solidarietà internazionale nato nel 2010. Coordina missioni umanitarie via mare guidate da civili per rompere l’assedio israeliano sulla Striscia di Gaza.

La Freedom Flotilla Coalition si è formata in seguito al raid israeliano contro la Gaza Freedom Flotilla del 2010, conclusosi con la morte di nove attivisti a bordo in acque internazionali. Da allora, ha organizzato iniziative volte a sensibilizzare l'opinione pubblica mondiale sui bisogni umanitari di Gaza e ha chiesto l'accesso marittimo senza restrizioni per la consegna di aiuti essenziali.

La coalizione chiede inoltre la fine dell'occupazione israeliana e che la comunità internazionale agisca per condannare Israele responsabile delle sue violazioni dei diritti umani e del diritto internazionale.

I tentativi della FFC sono stati:

  • Freedom Flotilla II (2011)
  • Freedom Flotilla III (2015)
  • Women’s Boat to Gaza (2016)
  • Just Future for Palestine Flotilla (2018)

nel giugno del 2025 con l'aggravarsi delle condizioni della popolazione di Gaza conseguente al blocco di alimenti, medicinali, personale medico e generi di prima necessità, la Freedom Flotilla giunge al suo quinto intervento con una nuova flotta.

La vicenda questa volta assume una rilevanza mediatica senza precedenti e numerosissime sono state le trasmissioni televisive, i servizi giornalistici e le discussione politiche sull’argomento. Si sono formati comitati di sostenitori, finanziati dal basso, in quasi tutti i paesi del mondo, in particolare Francia, Spagna, Tailandia, Turchia, Albania, Irlanda, Stati Uniti, Norvegia, Svezia, Cuba, Brasile, Italia e i paesi del Maghreb storicamente legati alla vicenda di Gaza. Numerosi sono stati i gruppi di supporto morale, gruppi di simpatizzanti, attivisti e fans in tutti i paesi del mondo.

Tutte le spedizioni fino al 2025 sono state intercettate, attaccate o saccheggiate dalle forze sioniste.

la Gaza Freedom Flotilla ha tentato di forzare il blocco imposto dall'occupazione alla Striscia per consegnare latte in polvere per neonati, cibo e kit medici durante il genocidio.

Da un articolo apparso sul profilo Instagram di Sameer Project si legge:

La nave capofila si chiamava "Madleen", in onore di Madleen Kulab, la prima e unica pescatrice professionista di Gaza.

Il video di Madleen con gli occhi fissi verso occidente, in attesa della spedizione sulla spiaggia di Gaza, ha fatto il giro del mondo.

Attraverso i social il pubblico collegato in rete vedeva sia i messaggi video rilasciati dagli attivisti imbarcati, sia, dall’altro capo di questa surreale vicenda, la stessa Madleen, sotto assedio insieme ad altri due milioni di persone!
Durante la spedizione, pesantissimo è stato il silenzio delle Nazioni Unite, rivelatesi una fuoco di paglia, una farsa.

I bambini di Gaza hanno disegnato per settimane la Madleen, la barca capofila della spedizione, con a bordo una dozzina di coraggiosi ragazzi e ragazze da tutto il mondo. Tra loro: Tiago Ávila (Brazil), Greta Thunberg (Sweden),
Yasemin Acar (Germany), Yanis Mhamdi (France), and others.

La flottiglia è stata fermata dalla marina dell'occupazione, gli attivisti e gli operatori umanitari a bordo sono stati arrestati illegalmente e trasportati in un campo di concentramento. Di loro si è perso le tracce per molti giorni. Gli aiuti non sono mai arrivati ​​a destinazione.

Di loro si è perso le tracce per molti giorni.

Gli aiuti non sono mai arrivati ​​a destinazione.

Madleen e la famiglia, dopo la spedizione della flottiglia

La vera Madleen, la straordinaria donna capitano pescatrice di Gaza, che ha raggiunto notorietà mondiale dopo la vicenda, ha continuato a lottare, dopo lo spegnersi del clamore mediatico generale, per provvedere alla sua famiglia, come tante altre persone a Gaza.

Madleen si è resa nota in tutta Gaza per il suo lavoro pioneristico in mare e tra la comunità di pescatori.

A novembre 2025 il marito era ferito, e ricoverato in ospedale.

In quel periodo la famiglia si è rifugiata in una piccola casa condivisa con altre 40 persone, senza spazio per il marito una volta dimesso.

Il progetto Sameer ha trasferito Madleen e i suoi figli successivamente al campo di Refaat Alareer, dove si è unito il marito una volta uscito dall’ospedale

al campo hanno ricevuto una nuova tenda spaziosa, accesso ai bagni e all'acqua potabile, buoni spesa, un punto di assistenza medica, la possibilità di frequentare la scuola per bambini e molto altro ancora.

Aiutateci a sostenere la sua famiglia e il suo lavoro con una donazione.